L'etica dei computer
Cresce la voglia di software libero e di open sourc tra i giovani. L'espreienza della comunità che si riconosce in Gnu/Linux
Da una parte la tecnologia informatica che vorrebbe diventare più verde (la green IT), con i computer che utilizzano il bambù al posto della plastica. Dall’altra la tecnologia informatica che vorrebbe diventare più aperta (open source), con il software libero predicato dai seguaci di GNU/Linux nemici di copyright e licenze restrittive. Soffia un vento di sostenibilità e diversificazione nell’ambiente informatico. Un vento etico, che spinge l’innovazione dalle vaste pianure della standardizzazione tecnica e della proprietà commerciale – dove l’informatica è condotta dallo strapotere delle multinazionali – sugli isolotti della libera condivisione dei programmi e del socialmente utile, dove diverso è l’approccio con la rete, con il computer, con chi crea e distribuisce applicativi.
È proprio sul free software e sull’open source che vorremmo soffermarci, con intento divulgativo, sollecitati dall’interesse dei lettori a seguito dell’articolo su Vista di Microsoft, e dopo che Coop ha immesso nei suoi punti vendita, per la prima volta, un portatile, l’EEE Pc di Asus (andato esaurito in pochissimo tempo), che monta il sistema operativo GNU/Linux e dunque non fa pagare ai consumatori il prezzo della licenza come normalmente avviene.
Il punto fondamentale da chiarire è che cos’è e cosa propugna la comunità di sviluppatori e fruitori del software libero, ma soprattutto a cosa va incontro, oggi, chi decide di acquistare un pc con il sistema operativo GNU/Linux (non dunque con Windows di Microsoft, né con Mac OS di Apple) magari nella versione Ubuntu. Una scelta peraltro già praticata da molte università – ambienti in cui l’open source si è storicamente sviluppato – e amministrazioni pubbliche tanto in Italia quanto all’estero. Sul tema, il nostro Parlamento ha dedicato un’audizione nel 2007, vista la rilevanza del fenomeno che, sebbene minoritario e difficile da misurare (viene dato fra lo 0,5 e il 2% su scala planetaria) fa registrare costanti trend di crescita: secondo alcuni, del 100% nell’ultimo quinquennio. Per il contatore di Linux, sarebbero circa 30 milioni gli utenti al mondo e diverse decine di migliaia in Italia. Ebbene, va precisato che c’è una lunga storia alle spalle e qualche differenza non solo terminologica, tra il movimento del software libero (FSF: Free Software Foundation), il cui approccio è più etico e filosofico (ma libero non significa necessariamente gratuito), e i sostenitori delle licenze open source, i quali pongono l’accento sui vantaggi pratici della diffusione del codice sorgente e dello sviluppo cooperativo su internet (a sposare il concetto sono anche grosse aziende come Netscape, Ibm e HP). Le differenze tuttavia non cancellano la sostanza, dal momento che gli autori permettono non solo di usare e copiare i programmi, ma anche di modificarli, implementarli e distribuirli senza imporre ricompense economiche. Chi opta per GNU/Linux – considerato il primo progetto open source non centralizzato ma fondato sulla collaborazione via Internet – ha come principale fonte di informazioni proprio la rete. Il nuovo utente dopo aver appreso come installare Linux sul proprio computer (talvolta possibile anche senza sostituire la piataforma preesistente), si troverà un mondo nuovo da esplorare, un mondo fatto di programmi equivalenti ai più noti (l’anti-Office si chiama OpenOffice, l’anti-Explorer è Mozilla-Firefox, ecc.). Ma non si troverà solo. Ad aiutarlo una comunità ben organizzata in aree di discussione e gruppi di fan: i Linux User Group (LUG) celebrano, ogni anno, la libertà informatica e la creatività digitale in un Linux day che lo scorso 27 ottobre ha coinvolto 118 città italiane, mai così tante, in seminari e dimostrazioni per neofiti.
Pregi e limiti. Anche i classici software per il desktop, nella versione free, sono semplici da usare e spesso anche installabili su sistemi operativi chiusi come Windows e Mac OSX. Questo assicurano gli aficionados di Linux, altrimenti detti linuxiani o "pinguini" dal nome della loro mascotte: in genere si tratta di programmatori o comunque di persone preparate. GNU/Linux dispone di migliaia di applicativi (it.wikipedia.org/wiki/Elenco_di_programmi_open_source) anche di elevato valore, spesso allegati a riviste o liberamente scaricabili dai siti ufficiali su Internet. È un sistema più democratico – usato per esempio dalla grande enciclopedia on line Wikipedia – e meno esposto a virus e attacchi esterni. Tra i suoi limiti storici, la difficoltà d’uso, la scarsa disponibilità di programmi specifici e la compatibilità dell’hardware. Sul primo aspetto si sono fatti passi avanti e, nelle versioni più recenti, il senso di smarrimento è riconducibile in buona parte alla poca dimestichezza. C’è poi la questione degli applicativi: ad avvertirla principalmente alcune categorie di professionisti che per lavoro usano programmi sofisticati. Quanto all’hardware, la maggior parte delle periferiche è riconosciuta e configurata automaticamente dal sistema. I problemi maggiori riguardano alcuni modelli di stampanti e le periferiche più nuove. Ma qui per sciogliere il nodo dell’aggiornamento dei driver sono indispensabili o una competenza personale (comunque utile) o la buona volontà dei produttori. Anche di quelli che, l’open source, lo vedono non come un’apertura, ma come un "buco". Nel bilancio.
Claudio Strano
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